Management of acute kidney injury after cardiovascular surgery.
Journal
Annali italiani di chirurgia
ISSN: 2239-253X
Titre abrégé: Ann Ital Chir
Pays: Italy
ID NLM: 0372343
Informations de publication
Date de publication:
2022
2022
Historique:
pubmed:
9
6
2022
medline:
20
10
2022
entrez:
8
6
2022
Statut:
ppublish
Résumé
Even nowadays Acute Kidney Injury (AKI) remains an important concern after cardiovascular surgery (CVS) because of poor outcomes in terms of morbidity and lethality. Postoperative course of a renal failure can vary in several clinical settings, lasting few days from onset or showing subclinical forms up to chronicization and need for renal replacement therapy with subsequent prognostic implications. Understanding and resolving pathophysiological issues of AKI represent the keystone in the attempt to improve final outcome. Currently, biomarkers may be a challenging and promising way to reveal a renal damage after CVS even before of clear changes in serum creatinine or urine output, thus allowing both a preoperative risk stratification and an earlier detection of postoperative AKI. Indeed, early and aggressive strategies, sometimes synergistic, could help to recover renal function avoiding the progression of the complication up to an irreversible phase. In case of unresponsiveness to medical therapy, dialysis will become necessary in order to treat critical fluids overload and severe impairments of acid-base and electrolytic status, but nevertheless it is still characterized by important adverse effects until death. Hereby, this perspective article will provide an overview of resources and a guide of treatment options with the aim of enhancing AKI management after cardiac and vascular surgery. KEY WORDS: Acute kidney injury, Acute renal failure, Cardiac surgery, Vascular surgery. Ancora oggi l’insorgenza di un’insufficienza renale acuta dopo interventi di chirurgia cardiovascolare assume un ruolo prognostico determinante in termini di mortalità e di morbilità. Un danno renale postoperatorio può variare da forme subcliniche o a rapida regressione fino a quadri severi che possono culminare nella necessità di ricorrere ad emodialisi, l’intraprendere della quale è contraddistinta da rilevanti effetti clinici avversi con aumento significativo della letalità. Comprendere l’eziologia e guidare una condotta clinica interpretando correttamente la fisiopatologia di un’insufficienza renale rappresenta un requisito fondamentale nell’intento di migliorare l’outcome finale. Attualmente molti biomarkers si stanno rivelando promettenti opzioni per riconoscere precocemente un incipiente danno renale, ancora prima del riscontro di rialzi laboratoristici degli indici di funzionalità renale e della comparsa clinica di oligo-anuria, permettendo talora anche una buona stratificazione di rischio preoperatoria. Una volta ottimizzato il bilancio idro-elettrolitico del paziente e valutata la necessità per un eventuale supporto inotropo in caso di causa centrale di IRA, strategie farmacologiche sincrone, multiple e sinergistiche sono suggerite al fine di sbloccare e sostenere la ripresa della diuresi evitando pericolosi sovraccarichi di liquidi a livello sistemico. Quanto a lungo dura un’insufficienza renale rappresenterà il più importante determinante prognostico. Quest’articolo si propone lo scopo di fornire una panoramica delle risorse e delle opzioni di trattamento attualmente disponibili per migliorare la gestione dei pazienti che sviluppano una disfunzione renale acuta dopo interventi di chirurgia cardiaca e vascolare.
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Type: Publisher
(ita)
Ancora oggi l’insorgenza di un’insufficienza renale acuta dopo interventi di chirurgia cardiovascolare assume un ruolo prognostico determinante in termini di mortalità e di morbilità. Un danno renale postoperatorio può variare da forme subcliniche o a rapida regressione fino a quadri severi che possono culminare nella necessità di ricorrere ad emodialisi, l’intraprendere della quale è contraddistinta da rilevanti effetti clinici avversi con aumento significativo della letalità. Comprendere l’eziologia e guidare una condotta clinica interpretando correttamente la fisiopatologia di un’insufficienza renale rappresenta un requisito fondamentale nell’intento di migliorare l’outcome finale. Attualmente molti biomarkers si stanno rivelando promettenti opzioni per riconoscere precocemente un incipiente danno renale, ancora prima del riscontro di rialzi laboratoristici degli indici di funzionalità renale e della comparsa clinica di oligo-anuria, permettendo talora anche una buona stratificazione di rischio preoperatoria. Una volta ottimizzato il bilancio idro-elettrolitico del paziente e valutata la necessità per un eventuale supporto inotropo in caso di causa centrale di IRA, strategie farmacologiche sincrone, multiple e sinergistiche sono suggerite al fine di sbloccare e sostenere la ripresa della diuresi evitando pericolosi sovraccarichi di liquidi a livello sistemico. Quanto a lungo dura un’insufficienza renale rappresenterà il più importante determinante prognostico. Quest’articolo si propone lo scopo di fornire una panoramica delle risorse e delle opzioni di trattamento attualmente disponibili per migliorare la gestione dei pazienti che sviluppano una disfunzione renale acuta dopo interventi di chirurgia cardiaca e vascolare.
Substances chimiques
Biomarkers
0
Creatinine
AYI8EX34EU
Types de publication
Journal Article
Langues
eng
Sous-ensembles de citation
IM